lunedì 27 gennaio 2014

Perché non gioco più a polo

Cos'era il polo qualche anno fa quando scoppiò la moda dello scatto fisso? Succedeva che le sere che si andavano a fare le scorribande per la città con le nostre belle bici a scatto fisso tra una birretta e l'altra si tiravano fuori le mazze, 4 birilli per fare le porte e ci si divertiva a dare 2 colpi a una pallina di gomma. Il tutto si faceva con le stesse bici che si usavano per girare in città, magari non le più bling bling perché c'era il rischio di rovinare qualche pezzo. Il livello di gioco era basso, ma ci si divertiva. Poi, come tutte le cose, sono arrivati i fenomeni che dovevano alzare il livello della competizione e hanno introdotto nella scena le biciclettine carro armato, le finte lenticolari per proteggere i raggi, i rapportini ridicoli, gli schinieri e i caschi integrali. Risultato? Giocare con una bici normale insieme a cavallieri medievali vestiti di tutto punto equivaleva nella migliore delle ipotesi a non essere competitivi o, nella peggiore, a farsi male o spaccare la bici. A questo aggiungo anche che una bicicletta concepita per il polo su strada non è utilizzabile e obbliga a coprire lo spostamento casa-campo da polo con un'automobile mandando all'aria uno degli aspetti più divertenti del ciclismo: gli allenamenti iniziano appena si scende in strada e terminano quando si torna a casa, tutto senza usare altri mezzi di trasporto. Io sono dell'idea che se devo conciamri come mazinga zeta e prendere la macchina, tanto vale andare in bike park a fare free ride che mi diverto di più.
La mia mazza da polo è appesa in garage da anni a prendere polvere e per ora mi va bene così.

venerdì 3 gennaio 2014

Anno nuovo biga nuova.


In che direzione sta andando il mercato delle bici? lo scorso settembre sono stato alla fiera di Padova e mi piacerebbe mettere giù 2 righe sulle impressioni positive e negative che ho avuto guardando le bici e i componenti esposti. Andiamo di elenco casuale di punti significativi con relativa riflessione.

freni a disco su strada
Ogni casa che si rispetti propone una bici da strada di alta gamma con i freni a disco. Alcuni ad azionamento meccanico e altri completamente idraulici. Sram, potendo contare sull'esperienza dei suoi freni a disco da strada meccanici BB5 e BB7 che hanno spopolato per anni tra i pionieri del disco stradale, la fa da padrona incontrastata nelle soluzioni after market e negli upgrade. E sempre Sram primeggia nel primo montaggio offrendo il gruppo completo e i dischi idraulici. Anche shimano ha a catalogo soluzioni analoghe, ma è entrata nel mercato con meno aggressività e a memoria ricordo solo una bici in tutto il salone a montare dischi idraulici della casa giapponese. Formula, che io sappia, è presente solo su alcuni modelli della Colnago e non so se sia disponibile come after market, peccato. Mi sarebbe piaciuto vedere una realtà made in Italy su più biciclette, ma temo che su strada per vendere in grandi numeri sia necessario fornire insieme al freno anche un cambio da abbinarci con comando integrato nella leva.
Dopo questa breve introduzione veniamo ai giudizi. Parlando con gli appassionati e leggendo i commenti sui forum e i social network emerge che sti dischi non piacciono a nessuno. Pesano, sono anti aerodinamici e la loro utilità su strada è tutta da dimostrare. Tutto vero e aggiungo pure che coi dischi non si possono raggiare le ruote anteriori radiali. Ogni cosa ha i suoi difetti, ma ha anche i suoi pregi. Mettiamoci bene in testa una cosa: i freni a pattino sul cerchio fanno schifo, soprattutto sul bagnato e soprattutto con una pinza da strada. Ancora peggio se abbiamo un cerchio in carbonio e pattini in sughero. Quella volta che mi ha sosrpreso un acquazzone estivo sulla discesa del Galibier avrei tanto voluto avere dei dischi perché a ogni tornante vedevo la morte in faccia. E poi, sempre per stare sul carbonio, i dischi potrebbero finalmente rendere sicuri i cerchi per copertoncino che ancora troppo spesso si rompono sulla zona periferica nelle discese che surriscaldano la pista frenante obbligando chi vuole usare questo splendido materiale a scegliere i tubolari. Il mio sogno è una coppia di ruote da strada con cerchio in carbonio, copertoncino tubeless e freno a disco. Spero di averle presto.
L'unica cosa che non ho gradito delle bdc con freni a disco è la scelta di montare un misero dischetto da 140 al posteriore. Mi sta bene per un CX dove le discese sono ridicole, ma mi spaventa giù dai passi alpini con migliaia di metri di dislivello negativo.

bici da gravel
Non è che siano sta gran novità: si tratta essenzialmente di telai da CX montati in modo "furbo" con portaborraccia e attacchi per parafanghi e portapacchi per consentire un utilizzo a 360 gradi che va al di là di un anello fangoso fettucciato per 50 minuti + 1 giro. Si adattano molto bene agli spostamenti urbani veloci. Se poi ci mettiamo pure 2 freni a disco abbiamo fatto la bici definitiva per fare quasi tutto: strada, fuoristrada e città. Bene anche i monstercross.

bici a pedalata assistita
Sarò breve e talebano. Perfette per i vecchietti che non ce la fanno a pedalare. Ma una persona sana se non ha voglia di faticare che se ne stia a casa. Piuttosto che prendermi una mtb elettrica da 5k € mi compro un CR 250 a 2 tempi e faccio mangiare polvere al mondo.

584 mm
Le ruote andrebbero misurate in millimetri. Sarebbe l'unica vera soluzione per capire di che cerchio o pneupatico stiamo parlando. Eppure alla gente piace complicarsi la vita e quindi parliamo di 27.5" anche dette 650B. Nuovo formato di ruote per mtb che sta a metà tra il vecchio 26" e il recente 29". Quando pochi anni fa il 29" stava finalmente prendendo piede in modo massiccio, il 27.5" sembrava uno standard nato morto: nessuna bici completa, coperture e cerchi quasi introvabili anche su internet. Non ci avrei scommesso un soldo bucato... E invece da un paio d'anni sembra che sia l'unica misura seria su cui puntare. Io dall'alto della mia vertiginosa statura di un metro e 90 cm non credo che mai tornerò indietro a ruote più piccole di un 29", ma può darsi che abbia il suo perché. I maligni dicevano che non prendeva i vantaggi né del 26" né del 29" ereditando invece i difetti di entrambi gli standard. Adesso i fan sostengono l'esatto contrario, vedremo...
Quello che è certo è che le aziende stanno puntando tutto su queste ruote tanto da aver tolto dal catalogo quasi tutte le 26" che sembrano tenere solo più nei settori spiccatamente gravity.

scatto fisso
Sconforto e disagio. Molti produttori esponevano biciclette col pignone fisso ma non ne ho vista manco una che non montasse un maledetto e improponibile mozzo filettato. È uno standard vecchio che mostra tutti i suoi limiti in fatto di difficoltà di montaggio-smontaggio e a livello di robustezza. In pista è ancora tollerabile, ma su strada, soprattutto in ambito cittadino, il filetto e la ghiera di tenuta non sono in grado di reggere le sollecitazioni delle skiddate e prima o poi cedono. Ne ho visti tanti di sfilettati, non capisco cosa ci voglia a montare dei mozzi ISO con pignone a 6 fori o addirittura un millerighe tipo Victoire che permette di andare giù col numero di denti. Non oso pensare cosa sarebbe successo se Miche, con la sua posizione dominante nella componentistica da fissa, avesse prodotto nel 2009 un mozzo che montava il proprio pignone direttamente sul mozzo senza passare dal carrier filettato. Il giorno che qualcuno produrrà in massa una fissa completa equipaggiata di primo montaggio con un mozzo non sfilettabile si prenderà tutto il mercato. Fino ad allora le fisse rimarranno quella biciclettina colorata e senza freni che usano i ragazzi per andare all'aperitivo. Sempre più sconforto e sempre più disagio.

trasmissioni alternative
Era molto presente in fiera un cambio compatto a ingranaggi in zona movimento centrale della Pinion. Mi piace l'idea di togliere tutto il casino meccanico dal mozzo posteriore, ma mi piace un po' meno dover avere un telaio fuori standard ed essere obbligato ad usare la guarnitura della stessa marca del cambio. Sarebbe interessante vedere un confronto tra questo cambio e un noto Rohloff al mozzo in termini di potenza assorbita e range di rapporti.
Vorrei anche vedere più cinghie sulle city bike perché la catena ha veramente stufato ed è la principale fonte del luridume che il meccanico di bici si trova sulle mani quando deve sistemare una bici. Forza telaisti, sbrigatevi a costruire i carri posteriori apribili e sveglia importatori a fornire la disponibilità di ricambi nella piccola distribuzione!

debacle di Shimano
Una decina d'anni fa le mtb top di gamma erano equipaggiate con un XTR della Shimano, punto. Poi pian piano sempre più ciclisti hanno scelto di affidare la cambiata alla Sram e recentemente, con l'introduzione dell'XX1, la situazione si è ribaltata. Ora il top di gamma monta il monocorona a denti differenziati della Sram. Shimano non ha ancora trovato un'alternativa valida ed è rimasta indietro.
Nel settore dei cambi elettrici è invece Campagnolo ad avermi dato maggiore sicurezza grazie al doppio comando (leva freno e pulsante interno) che permette una cambiata facile senza rischio di schiacciare il pulsante sbagliato come invece mi è capitato con le levette ravvicinate di Shimano.
Nel settore dischi stradali mi sono già espresso prima, meno scelta e meno primi montaggi rispetto ad Avid/Sram.
Cari amici giapponesi, ve lo dice un vostro grande fan, avete molta strada da fare se volete rimettervi in pari coi concorrenti.

pornografia
BMC e Look sfoggiavano le biciclette più arrapanti di tutta la fiera. Vincitrice personale la track machine della casa svizzera. Però ho deciso di usare come copertina di questo post la S-light Hyperfive perché è certamente il tentativo più orgoglioso di proporre una bicicletta innovativa in quanto a materiali e soluzioni tecniche.

Ho scattato un intero foto-reportage di quello che ho trovato interessante. Lo potete trovare qui. Rifatevi un po' gli occhi perché c'è roba veramente succosa.

martedì 30 luglio 2013

Apribottiglia creativo.

Non sono mai stato un drago ad aprire le birre con l'accendino, soprattutto considerato che non fumo e non ne ho mai dietro uno. Così una sera, stanco di chiedere ai baristi di aprirmi le bottiglie, ho messo al lavoro un po' di quella capacità cranica che mi differenzia dagli animali per inventarmi un uso improprio dei pedali che monto sulle mie cavalcature. Il risultato è impressionante e non fa altro che rafforzare il mio amore per gli amici con gli occhi a mandorla che mi hanno messo a disposizione un componente 100% multifunzione. Mi spiace per i vicentini, ma il loro cavatappi fa quello e basta.

mercoledì 27 marzo 2013

Riparare un parafango - il costo della manodopera

Per i non esperti può sembrare strano, ma in ambito di meccanica ciclistica ormai ci sono sempre più lavori che i professionisti non si possono permettere di fare perché semplicemente non ci guadagnano abbastanza. Un esempio banale e molto comune è la rottura dell'occhiello metallico che tiene attaccato il parafango anteriore alla testa della forcella. Dopo anni di utilizzo, nel mio caso 10, capita che questo si spacchi e lasci tutto a penzoloni a strisciare sulla ruota, situazione oltre che fastidiosa anche pericolosa perché rischia di inchiodare senza preavviso la ruota anteriore con conseguente caduta dalla bici. La domanda che si pongono i ciclisti che hanno subito questo danno e che si apprestano a varcare la soglia di un'officina è: si può riparare? Ovviamente sì, a patto di avere a disposizione un banchetto da lavoro con gli utensili più comuni, viti e dadi m6, una staffa metallica (la mia è presa da una vecchissima autoradio), un trapano con punta da metallo, un dremel con disco da taglio (va bene anche un seghetto ma ci si mette il triplo), le giuste abilità per saper usare tutta sta roba e soprattutto un'ora del proprio tempo da dedicare a un lavoro da pochi euro. Già, perché una coppia di parafanghi da city bike nuovi di pacca viaggia intorno ai 15 euri  e il tempo di montaggio è decisamente basso. Quindi è impensabile che il meccanico che fa un lavoro del genere chieda di farsi pagare per una riparazione più di quanto costa la sostituzione. Chi gestisce la sua officina e si deve già pagare tasse, bollette e spese varie ha un bisogno disperato, soprattutto in alta stagione, di ottimizzare al meglio il proprio lavoro evitando come la peste di perdere tempo a smanettare con gli attrezzi quando basta prendere quello che serve in magazzino e montarlo. Purtroppo alcuni clienti pretendono di poter aggiustare qualsiasi cosa e con pochi spiccioli. Mi dispiace, ma il mercato è sempre più competitivo e i piccoli artigiani non possono stare dietro ai sogni di decrescita felice e risparmio mentre la grande distribuzione nostrana attacca frontalmente e i mail order teutonici e d'oltre manica bombardano da lontano. Chi vuole seguire a tutti i costi gli ideali della riparazione e del riutilizzo totale non ha alternative a imparare a farsi le cose da sé.

martedì 19 febbraio 2013

Premium Rush: recensione!


Ieri sono finalmente riuscito a vedere il film atteso dai fakenger di tutto il mondo: "Premium Rush". E qui ci piazzo subito un bello spoiler prima che qualcuno inizi a rompere che gli ho spiattellato il finale.



In italiano il titolo è stato frettolosamente tradotto in "Senza Freni". È il classico filmetto americano d'azione  che contiene un po' tutti gli stereotipi visti e rivisti: il protagonista un po' perdente che però sotto sotto è un figo, la tipa di cui è innamorato il protagonista un po' perdente che non lo caga ma poi si innamora di lui, il rivale super tecnologico e all'ultimo grido che però poi si arrende all'inferiorità nei confronti del protagonista un po' perdente, il cattivo che, forte della sua autorità e del suo potere, vessa il protagonista un po' perdente ma si riduce a fare una fine tragica, un po' di patriottismo squallido e invettiva nei confronti dei paesi comunisti, etc... insomma nulla di nuovo. Se volete leggervi la trama esiste wikipedia.

Per evitare le solite banalità che si saranno già scritte un po' ovunque sul web mi piacerebbe soffermarmi sulle questioni ciclistiche che ho trovato più o meno verosimili e sugli aspetti in cui mi sono riconosciuto in prima persona. Partiamo dalle cazzate.
Prima cosa: i freni. L'ho già scritto in passato come la penso sulla questione fissa e freni. Uno può essere d'accordo o meno sul montarli sulla propria bici, ma non inventiamoci panzane: se ti trovi di colpo un bidone della spazzatura davanti alle ruote e ai lati hai 2 file di macchine l'unica è sperare di fermarsi in tempo. Col freno anteriore forse ce la fai o forse no, ma di sicuro in caso di impatto starai andando nettamente più piano che se fossi brakeless. Ridicola poi la scenetta della tipa che dopo il capottone smonta freno e leva (che sembra che non abbia nemmeno il collarino apribile, quindi ha smontato pure la manopola in strada?) e se ne va contenta perché in fondo il protagonista sfigato gliela contava giusta su quello strumento demoniaco. Il tutto reso ancora più ridicolo dal fatto che a inizio film lo stesso personaggio evita di stamparsi dentro un taxi che le taglia la strada proprio grazie al freno.
Seconda cosa: tutta sta competizione fatta di prese per il culo e punzecchiature tra chi usa bici fisse in acciaio o astronavi in carbonio col cambio elettronico io non l'ho veramente mai vista da nessuna parte. Se era per avere l'ennesimo pretesto per ambientare l'ennesima garetta improvvisata in ambiente urbano ben venga, ma nella realtà sta cosa proprio non esiste.
Terza cosa collegata con la seconda: in un contesto urbano pianeggiante una fissa se la gioca bene con qualsiasi altra bici. In un percorso fatto di salite e discese freni, ruota libera e cambio fanno la differenza e parecchio.
Quarta cosa: l'incidente del protagonista.  Una bici che fa un botto del genere non si rompe in quel modo. Soprattutto se si rompono dei raggi non si piegano a 90 gradi come nel film.

E ora le cose che mi hanno esaltato.
Ovviamente le scene di azione anche se un po' troppo ricche di computer grafica. Tutte fatte molto bene, adrenaliniche e in cui mi sono molto immedesimato, almeno quelle più sensate. In particolare ho trovato splendida la descrizione di come noi ciclisti urbani davanti a una serie di ostacoli in movimento ci facciamo al volo una serie di traiettorie alternative per cercare di passare nel modo più veloce e indolore possibile. Bella anche la rappresentazione grafica con inquadratura sugli occhi del ciclista e poi freccina serpeggiante sull'asfalto. Sembrava quasi di giocare a Max Payne!
Molto carino anche il riferimento alle alleycat che per fortuna vengono appena menzionate senza montarci sopra più fanatismo di quello che già esiste.
E per finire la trama ha il suo perché. Non è nulla di originale o degno di nota, ma si lascia guardare in scioltezza senza tempi morti. Per apprezzarla in pieno probabilmente bisogna essere un po' dei fakenger, ma a noi ci piace così.

sabato 5 gennaio 2013

Oh brutti imbecilli...

Ma perché invece di fare ste cazzate non si riparano le bici esistenti che cadono a pezzi soprattutto per quel che riguarda l'impianto luci?

mercoledì 21 novembre 2012

Ghetto lockring: Miche cog carrier!



Quando comprai i mozzi Novatec pista a 28 fori pensai di aver a che fare con dei flip-flop pista-pista, mentre il posteriore era un pista-strada. Così escogitai un sistema per poter montare 2 pignoni fissi su entrambi i lati minimizzando le possibilità di svitamento della trasmissione dal lato senza lockring.

 La prima cosa che notai era che la filettatura era molto ampia, molto più larga dei mozzi strada tradizionali, quindi aveva senso cercare di avvitare qualcosa di un po' più spesso della classica ghiera da movimento centrale, che poi tanto ha una filettatura leggermente diversa e quindi non andava manco a battuta. Subito valutai l'installazione di un secondo pignone, ma scartai questa soluzione perché non mi piaceva esteticamente. Poi pensai che se ci potevo mettere un pignone potevo anche metterci una slitta per pignoni miche che avrebbe chiuso tutto e si sarebbe notata poco dall'esterno.
Sorse però il problema di come stringere la slitta sul mozzo. Sui mozzi pista l'operazione funziona perché la ghiera va avvitata a fondo quando il lockring è già montato e permette quindi di usare la chiave a frusta sul pignone che a sua volta si trascinerà dietro la slitta. In questo caso non potevo installare nessun lockring e nessun pignone perché avevo finito lo spazio sulla filettatura. Valutai l'uso della chiave a pappagallo, ma pensai che sarebbe stato un peccato rovinare una slitta funzionante.
Rovistai nelle scatole dei pezzi di scarto che ogni ciclista dovrebbe aver accumulato nella sua cantina e mi soffermai sulle serie sterzo filettate. La parte larga andava a coprire perfettamente i denti di innesto del pignone nella slitta (come un lockring da pista), ma non trovavo nulla che mandasse a pacco il tutto attraverso il dado di chiusura del mozzo che passava all'interno della serie sterzo. Fu così che addocchiai una calotta da movimento centrale e notai che la parte larga bloccava la serie sterzo, e la parte piccola non lasciava passare il dado del mozzo. Assemblai il tutto con un'aggiunta di frenafiletti e riuscii quindi a chiudere la slitta molto forte con la chiave a frusta, molto più forte di quanto si potrebbe mai chiudere una ghiera per movimento centrale.
Sicuramente non c'è la tenuta di un vero lockring da pista con la sua filettatura al contrario, ma qualche skiddata me la sono fatta e non si è svitato nulla. Recentemente ho dovuto smontare il tutto è ho trovato la slitta molto dura da togliere, segno che il sistema tutto sommato funziona. Ovviamente sconsiglio di girare brakeless col pignone bloccato in questo modo.
Questo è il risultato montato.